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Stanno per iniziare i campionati di calcio ed i problemi che si presentano sono sempre gli stessi: “la violenza negli stadi” e il “doping”, nonché il comportamento degli Ultras delle varie squadre, che si cerca di combattere con i tornelli e con altri mezzi tecnologici che non ci convincono perché non poggiano sull’educazione e sulla formazione dei singoli. A proposito del comportamento degli ultras, in occasione dei derby o di partite di calcio, va detto, a scanso di equivoci, che le condanne inflitte ai violenti trovano concordi, con l’opinione pubblica, anche la nostra.
Lo sport non può e non deve identificarsi con questi obiettivi; sta a noi tutti ricondurlo nei canoni che gli sono propri: correttezza e lealtà, sacrificio ed impegno, vittoria come premio alla volontà. E poco importa se mancherà l’apporto finanziario degli sponsor quando il prezzo da pagare richiede il sacrificio della vita.
In tempi come questi, fra crisi, incertezze, paure e precarietà, partecipare a una manifestazione sportiva che non crei stress o competitività, è come stendersi su un’amaca fra due palme di un’oasi. E’ l’ambiente ideale per far pratica di virtù, prima che di muscoli. Correre o camminare, trotterellare o sostare sono tutti verbi coniugabili con la marcia intesa non solo nel senso dell’esercizio fisico, ma ancora di più nella opportunità di scambiare con gli altri amici opinioni, idee, riflessioni sui tormenti e le gioie di ogni giorno.
La Scuola, viste le difficoltà che molti ragazzi vivono all’interno della struttura familiare, deve farsi carico del ruolo più faticoso nella ricostruzione delle coscienze dei singoli e della collettività, offrendo ideali da perseguire e abituando i giovani a saper distinguere l’esercizio ingannevole da quello costruttivo.
Specialisti blasfemi, bestemmiatori per antonomasia, erano una volta i carrettieri, categoria oggi scomparsa, ma degnamente sostituita dai calciatori. I quali, caduti nelle ire della Lega Calcio, decisa a stroncare il deprecabile vizio, hanno pensato …
Questi mondiali di Vancouver rischiano di essere ricordati come i meno generosi di medaglie per lo sport nazionale della neve
Punire chi bestemmia è una carenza educativa di famiglie, scuola e società
